Autore: Fatture in Cloud

Il flusso di cassa (o cash flow, in inglese) è uno dei parametri legati alla gestione finanziaria da tenere maggiormente sotto controllo.
Dai valori del flusso di cassa infatti, puoi determinare lo stato di salute dell’azienda, valutare la sua sostenibilità nel breve, medio e lungo termine e scoprire se ci sono delle criticità sul fronte della liquidità.
Per capire perché si tratta di un indicatore così importante dobbiamo, prima di tutto, spiegare cos’è il cash flow, con una definizione che sia chiara e facilmente comprensibile, anche da chi è totalmente digiuno di finanza ed economia.
Una volta data la definizione, vedremo la formula del cash flow. Analizzeremo poi le varie tipologie e approfondiremo il perché è così importante che il flusso di cassa sia sempre positivo (o, quanto meno, non sia negativo per periodi di tempo troppo lunghi).
Indice
Dare una definizione di cash flow è semplice. Quando parliamo di questo parametro ci riferiamo alla differenza tra le entrate e le spese che un’azienda registra nel corso di un determinato lasso temporale.
Va sottolineato che per calcolare il cash flow (come vedremo in dettaglio tra poco) vanno considerate solo transazioni monetarie effettive. Detto in soldoni, deve esserci stato uno scambio monetario tra chi acquista e chi cede un bene o servizio.
Questo parametro, se calcolato con precisione, ti aiuta a capire quale sia la liquidità disponibile in cassa in un preciso istante e, dunque, la capacità dell’azienda di far fronte a spese di ogni genere, sia ordinarie sia straordinarie.
Se il flusso di cassa è positivo, l’azienda è sana e sostenibile e sarà in grado di sostenere le spese per la sua operatività nel breve e medio termine.
Se il flusso di cassa è negativo, invece, l’azienda non naviga in ottime acque e potrebbe avere difficoltà a pagare bollette, rate di mutui e prestiti, fornitori e dipendenti.
Prima di proseguire, vale la pena fare una distinzione, che ci tornerà molto utile tra poche righe. Dalla definizione appena data, alcuni potrebbero pensare che il flusso di cassa coincida con i profitti aziendali.Non c’è nulla di più errato.
Infatti, il cash flow tiene conto solo delle somme realmente incassate e spese in un determinato lasso temporale. Gli utili (o perdite) di esercizio derivano invece dalla sintesi di tutti i movimenti che l’azienda ha realizzato nel corso di un anno fiscale, anche se non hanno prodotto alcun risultato monetario (come accade, ad esempio, nel caso di fatture già messe a bilancio ma non ancora riscosse o saldate).
Flusso di cassa e indici di liquidità riguardano lo stesso ambito, ma restituiscono informazioni diverse.
Gli indici di liquidità ti mostrano una fotografia statica della situazione finanziaria in un preciso momento: confrontano il denaro che l'azienda può ottenere subito con i debiti da pagare a breve termine.
Il flusso di cassa, invece, mostra come cambia la liquidità nel tempo. Distingue i movimenti legati all'attività di ogni giorno da quelli che derivano da investimenti o finanziamenti.
Per capire davvero come sta andando la tua azienda, non basta guardare uno solo di questi due dati. Insieme, ti aiutano a scoprire se la liquidità è stabile o rischia di esaurirsi nei mesi successivi.
La formula del cash flow è molto semplice. Almeno a leggerla.
Per calcolare il flusso di cassa in un periodo temporale prefissato (tre mesi, un semestre, un anno) è sufficiente effettuare la differenza tra tutte le entrate monetarie e tutte le uscite monetarie registrate in quel periodo.
È bene chiarire che per entrate e uscite monetarie intendiamo esattamente tutti i soldi entrati e usciti di cassa nel periodo, senza tenere conto di eventuali fatture insolute.
Volendola esprimere graficamente, la formula del flusso di cassa per un periodo “t” è
Cash flowt = entratet - uscitet
Se, ad esempio, vuoi calcolare il flusso di cassa del primo trimestre dell’anno fiscale in corso devi prima sommare tutte le somme effettivamente incassate, poi sommare tutti i pagamenti fatti e, alla fine fare la differenza tra queste due somme.
Quella appena descritta è la più semplice tra le varie formule che permettono di calcolare il flusso di cassa.
Come vedremo in dettaglio tra poco, infatti, esistono altri modi per calcolare il cash flow, tenendo conto anche di altri fattori oltre alle entrate e alle uscite monetarie.
Per calcolare il flusso di cassa in modo semplice basta sottrarre le uscite monetarie dalle entrate monetarie registrate in un periodo di riferimento.
Immagina un'azienda che nel primo trimestre dell'anno ha incassato 80.000 euro da vendite e pagamenti di clienti, e ha sostenuto uscite per 65.000 euro tra fornitori, stipendi e utenze: il flusso di cassa del trimestre è pari a 15.000 euro, un risultato positivo che indica una gestione sostenibile della cassa.
Quando l'obiettivo è un'analisi più precisa, si può partire invece dall'utile netto e aggiungere le voci che non generano un'uscita di cassa effettiva, come ammortamenti e accantonamenti.
Gli ammortamenti definiscono la parte di costo di un bene (ad esempio un macchinario) che l'azienda distribuisce su più anni in bilancio, anche se il pagamento è già stato effettuato. Gli accantonamenti, invece, consistono nelle somme messe da parte oggi per coprire una spesa futura certa o probabile, come il TFR da versare ai dipendenti quando lasceranno l'azienda.
Se un'azienda registra un utile netto di 40.000 euro, ammortamenti sui macchinari per 12.000 euro e accantonamenti al TFR dei dipendenti per 8.000 euro, il flusso di cassa dell'anno corrisponde a 60.000 euro. Questo metodo, più vicino a quello utilizzato nel rendiconto finanziario, tiene conto anche dei costi figurativi che non comportano un reale movimento di denaro.
La formula che abbiamo appena visto si riferisce a una casistica specifica di analisi del flusso di cassa, quella più semplice.
Un’analisi più complessa e approfondita dell’andamento delle entrate e delle uscite monetarie non può prescindere dalla suddivisione del cash flow in tre componenti: cash flow operativo, da investimento e da finanziamento.
Il flusso di cassa operativo (Cash Flow From Operations in inglese) indica la liquidità generata dalla vendita di beni e servizi (l'attività principale dell'azienda), senza tener conto delle entrate e delle uscite derivanti da altre attività.
Il cash flow da investimento comprende le entrate e le uscite legate agli investimenti dell'azienda, come l'acquisto o la vendita di immobilizzazioni materiali, ad esempio macchinari e locali, di immobilizzazioni immateriali, come brevetti, marchi e licenze, e di titoli finanziari.
Un'uscita in questa voce non è necessariamente un segnale negativo: spesso indica che l'azienda sta investendo nella propria crescita futura.
Il cash flow da finanziamento riguarda invece i movimenti collegati alle fonti di finanziamento dell'impresa: erogazioni di prestiti e mutui, aumenti di capitale sociale, rate di rimborso di finanziamenti già ottenuti e pagamento di dividendi ai soci.
Analizzare separatamente queste componenti permette di capire da dove arriva la liquidità e se la sua origine è solida nel tempo.
Come detto all’inizio, il cash flow è un indicatore dello stato di salute dell’azienda. Aiuta a determinare la liquidità in cassa e, quindi, la sostenibilità dell’azienda. Monitorandolo continuamente puoi così rilevare per tempo eventuali criticità e stati di sofferenza e avere così l’opportunità di intervenire per tempo.
Dal calcolo del cash flow, infatti, puoi determinare se le uscite monetarie sono eccessive rispetto alle entrate e, quindi, se il livello di liquidità sta pericolosamente scendendo verso un livello di guardia. Se la liquidità dovesse scendere eccessivamente, infatti, potrebbero esserci problemi di solvibilità. Quindi, rischieresti di non essere in grado di pagare stipendi, bollette, mutui e prestiti.
Pur non essendoci alcun obbligo, il monitoraggio del flusso di cassa dovrebbe essere una delle attività che le persone che si occupano di gestione finanziaria portano avanti quotidianamente, condividendo con le alte figure di gestione e strategia tutte le informazioni rilevanti.
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L'analisi del flusso di cassa non interessa soltanto chi gestisce l'azienda: anche banche e investitori la considerano un parametro chiave per le proprie decisioni.
All'interno dell'impresa, il flusso di cassa aiuta a valutare la disponibilità di risorse per nuovi investimenti e a programmare le spese senza rischiare di rimanere a corto di liquidità.
Le banche, dal loro punto di vista, la utilizzano per stimare la capacità di un'azienda di rimborsare un mutuo o un prestito richiesto: un flusso di cassa stabile e positivo aumenta le probabilità di ottenere condizioni di credito favorevoli.
Gli investitori, infine, la considerano insieme ad altri fattori per stabilire se un'azienda rappresenti un'opportunità solida su cui investire capitale, soprattutto quando valutano la sostenibilità del business nel medio e lungo periodo.
Il flusso di cassa non è un dato isolato: trova la sua collocazione naturale all'interno del bilancio aziendale, più precisamente nel rendiconto finanziario. Si tratta di un documento che affianca il conto economico e lo stato patrimoniale, ed è obbligatorio per le imprese di medie e grandi dimensioni.
Nel rendiconto finanziario, il flusso di cassa viene scomposto nelle tre categorie che abbiamo già visto: flusso di cassa operativo, da investimento e da finanziamento.
Questa suddivisione permette di individuare con precisione da quale attività arriva o viene assorbita la liquidità, e quale peso ha ciascuna componente sul risultato complessivo.
Anche se il rendiconto finanziario non è obbligatorio per le microimprese e i liberi professionisti, calcolare il flusso di cassa resta comunque utile: offre una base concreta per monitorare la liquidità disponibile e programmare le spese senza affidarsi solo a stime approssimative.
Volendo estremizzare, possiamo dire che la gestione del flusso di cassa si riduce essenzialmente a una semplice sottrazione, come quelle che ci hanno insegnato nei primi anni della scuola primaria. E come ogni sottrazione può portare a un risultato positivo o a un risultato negativo.
La realtà è però più complessa e dal risultato di questa semplice operazione può dipendere la stessa sopravvivenza dell’azienda.
Un flusso di cassa positivo è indice di buona gestione delle finanze aziendali.
Le entrate sono infatti superiori alle spese e l’azienda è in grado di sostenere anche spese impreviste, come la liquidazione di un dipendente che decide di licenziarsi o una cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate.
Un flusso di cassa negativo è indice di una cattiva gestione delle entrate e delle uscite.
Vuol dire, infatti, che nel periodo preso in esame l’azienda ha speso più di quanto è riuscita a incassare, andando probabilmente ad attingere alla liquidità di cassa presente.
Se il cash flow dovesse continuare a essere negativo per alcuni mesi, l’azienda potrebbe andare incontro a un problema di solvibilità e potrebbe essere costretta a ricorrere a strumenti eccezionali per far fronte alle spese correnti.
Ossia, potrebbe avere addirittura difficoltà a pagare le bollette, rate di prestiti o mutui e, cosa ancor più grave, gli stipendi dei dipendenti.
Per evitare di esser costretti a cessare l'attività, sarà necessario trovare nuova liquidità, magari con l'ingresso in società di un nuovo finanziatore, o chiedere un prestito o mutuo anche tramite l'accensione di un'ipoteca su di un immobile, un macchinario o qualunque altro bene immobile di proprietà dell'azienda.
Affinché la gestione dei flussi di cassa sia efficacie e consenta di evitare crisi di liquidità e solvibilità, deve avvenire in maniera continuativa. Solo in questo modo, infatti, è possibile individuare eventuali criticità per tempo e prendere le dovute contromisure.
Questo, però, potrebbe anche non bastare. Il solo monitoraggio, infatti, non ti permette di combattere alla radice quelle che sono le possibili cause di una crisi di liquidità.
Alcuni accorgimenti e strategie ti torneranno di grande aiuto.
Oltre al flusso di cassa, esiste un altro concetto che è indispensabile conoscere per approcciarsi alla gestione finanziaria: la liquidità aziendale. Lo approfondiremo nel prossimo capitolo.