Capitolo n° 1

Prestazione occasionale o Partita Iva: cosa scegliere e cosa conviene?

Vuoi svolgere un’attività come lavoro, ma non sai se ricorrere alla prestazione occasionale (contratto di prestazione occasionale o lavoro autonomo), oppure se avere una Partita Iva? Esaminiamo le due opzioni.

Autore: Fatture in Cloud

 

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Hai una passione che coltivi da sempre e a cui dedichi parte del tuo tempo libero. Riparare dispositivi elettronici, realizzare oggetti di artigianato, oppure fare fotografie: potremmo fare questi e molti altri esempi.

Diverse persone ti hanno già fatto i complimenti per la tua bravura in queste attività e detto che “Dovresti farlo come lavoro”. Ora hai deciso che è il momento di provarci, quantomeno come secondo lavoro e, più nello specifico, come prestazione occasionale.

A questo punto viene spontaneo chiederti: cosa è la prestazione occasionale? Soprattutto, quali sono i costi e quando vi posso ricorrere?

Nei paragrafi che seguono risponderemo a queste e altre domande. Vedremo cosa si intende per prestazione occasionale e quali sono i costi che dovrai sostenere. Faremo poi un confronto con l'apertura della Partita Iva, per vedere quale delle due opzioni è più conveniente per te.

 

Prestazione occasionale: cosa s'intende e come funziona

L’ordinamento giuridico del nostro Paese prevede due differenti tipologie di rapporto lavorativo che possono ricadere sotto la fattispecie di prestazione occasionale. Due diverse tipologie di contratto, regolamentate da diversi decreti legislativi e articoli di legge che, però, spesso e volentieri vengono confuse tra loro.

Ci riferiamo al Contratto di Prestazione Occasionale, o PrestO, regolato dal Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 20117; e al Lavoro Autonomo Occasionale, regolato dall’articolo 2222 del Codice Civile. In entrambi i casi si tratta di collaborazioni lavorative caratterizzate da una natura sporadica e occasionale, che possono essere instaurate con aziende, professioni e autonomi, associazioni, fondazioni ed enti della pubblica amministrazione, persone fisiche non nell’esercizio dell’attività professionale o impresa.

Anche se per alcuni versi il loro ambito applicativo potrebbe sovrapporsi, queste due tipologie di contratto riguardano ambiti specifici e distinti. Vediamolo in dettaglio.

 

Contratto di Prestazione Occasionale: cos'è e come funziona

Il contratto di Prestazione Occasionale – o PrestO – è regolato dall’art. 54 bis del Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017 (convertito con modifiche dalla L. 21 giugno 2017 n. 96) ed è stato introdotto per supplire al vuoto legislativo che si è venuto a creare nell’ordinamento legislativo italiano nel momento in cui sono stati abrogati gli articoli 48, 49 e 50 Decreto Legislativo 81/2015 (i cosiddetti voucher).

Il PrestO prevede stringenti vincoli economici, tanto per il prestatore - ossia per il lavoratore, quindi per te - quanto per l’utilizzatore - ossia l’azienda, professionista o ente. La retribuzione del lavoratore, in riferimento al totale degli utilizzatori, non può superare i 5.000 euro complessivi nell’anno civile (dal 1° gennaio al 31 dicembre), al netto di contributi e assicurazioni previste dalla legge. In riferimento al singolo utilizzatore, invece, la somma non può superare i 2.500 euro.

Il DL 50/2017 prevede, inoltre, una paga minima di 9 euro netti l’ora. A conti fatti, dunque, tu, prestatore, potrai lavorare non più di 555 ore annue con la totalità degli utilizzatori e non più di 280 ore annue con il singolo datore di lavoro.

Nel caso in cui dovessi superare la soglia dei 2.500 euro annui con il singolo datore di lavoro, verrebbe a cadere la natura di prestazione sporadica e occasionale e il rapporto di lavoro si trasformerebbe in maniera automatica in un contratto a tempo pieno e indeterminato.

Il contratto di prestazione occasionale potrebbe essere utilizzato da aziende che hanno bisogno di supporto momentaneo al loro reparto IT, in un momento di particolare carico lavorativo. Ti confronterai continuativamente con i tuoi “colleghi”, stabilendo con loro le attività da portare avanti di volta in volta. Riceverai poi un compenso in base alle ore che hai impiegato per completare il progetto che ti è stato affidato, partendo ovviamente dalla paga minima oraria di 9 euro.


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Lavoro Autonomo Occasionale: cos’è e come funziona

Dopo l’abrogazione dei cosiddetti Co.Co.Pro. (Contratti di Collaborazione a Progetto) avvenuta con il Jobs Act del 2015, le collaborazioni lavorative occasionali non soggette a un rapporto di subordinazione sono inquadrate tra i contratti d’opera previsti e disciplinati dall’artt. 2222 e seg. del Codice civile.

Tu, lavoratore, dunque, non dovrai sottostare ai poteri disciplinari e gerarchici propri di un datore di lavoro né ci sarà vincolo di subordinazione. Semplicemente, ti impegnerai a eseguire un’opera o un servizio dietro un corrispettivo stabilito e contrattualizzato in precedenza.

Il lavoro autonomo occasionale condivide con il PrestO il limite massimo di 5.000 euro annui, anche se in questo caso il committente non avrà obblighi di assunzione in caso di sconfinamento. Come vedremo in dettaglio tra poco, sarai invece tu lavoratore a doverti far carico di maggiori costi derivanti dall’iscrizione all’INPS e al cumulo di redditi imponibile, in caso di superamento dei 5.000 euro annui.

Per fare un esempio, il contratto di lavoro autonomo occasionale potrebbe essere utilizzato da un’azienda o da un ente pubblico per sistemare alcuni computer che non funzionano più. O per effettuare il setup iniziale dei nuovi smartphone appena acquistati. Potrai pattuire direttamente con i committenti la somma che ritieni più opportuna e svolgere il lavoro in piena autonomia, dall’inizio alla fine.

 

Chi può svolgere prestazioni occasionali

Se per i contratti di prestazione occasionale non sussistono particolari “vincoli in ingresso” e praticamente chiunque può sottoscriverne uno – anche dei pensionati, ad esempio – per i contratti di lavoro autonomo occasionale ci sono limiti molto più stringenti.

Se lavori nella Pubblica Amministrazione avrai l’obbligo di ottenere un’autorizzazione preventiva dal tuo datore di lavoro.

Se invece sei iscritto/a ad albi che esercitano professioni intellettuali, appartieni a commissioni e organi di amministrazione o lavori presso enti sportivi legalmente riconosciuti, non potrai svolgere attività di questo tipo.

 

I costi della prestazione occasionale

I costi di un contratto di prestazione occasionale sono stabiliti “alla base”. Abbiamo già detto che la paga minima oraria è di 9 euro netti, mentre il totale annuo non può superare i 5.000 euro netti.

Su queste cifre, gli utilizzatori (le aziende) dovranno pagare la contribuzione per l’iscrizione obbligatoria alla Gestione Separata INPS (pari al 33% del lordo); il premio per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (pari al 3,5% del lordo) e il finanziamento degli oneri di gestione (pari all'1% del lordo).

I compensi delle prestazioni occasionali sono esenti da imposizione fiscale.

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I costi del Lavoro Autonomo Occasionale

Discorso completamente differente, invece, per quel che riguarda il lavoro autonomo occasionale. In questo caso non esiste una paga minima oraria stabilita per legge e il tuo compenso sarà determinato (anche) dalle tue capacità nel trattare con i possibili committenti.

La cifra pattuita, nella stragrande maggioranza dei casi, è da considerarsi al lordo delle imposte e, se previsti, dei costi di iscrizione alla Gestione Separata INPS. L’obbligo dell’iscrizione scatta solamente nel caso in cui superi i 5.000 euro annui derivanti da contratti di lavoro autonomo occasionale.

In fase di emissione della ricevuta dovrai quindi tenere in considerazione la ritenuta d’acconto (da sottrarre al lordo pattuito) e i costi della contribuzione INPS.

 

Ritenuta d'acconto

La ritenuta d’acconto sulla prestazione occasionale è pari al 20% del compenso lordo pattuito con l’azienda o il professionista con il quale collabori. La ritenuta d’acconto verrà versata direttamente dal sostituto d’imposta, ossia dall’azienda o dal professionista con cui collabori. Ad esempio, se hai pattuito un compenso lordo di 1.000 euro, riceverai “solamente” 800 euro. Ossia, i 1.000 euro di compenso meno il 20% di ritenuta d’acconto.

Come dice anche il nome, si tratta di un “acconto” sulle tasse che eventualmente dovrai versare dopo aver effettuato la dichiarazione dei redditi annuale.

Nel caso in cui il totale delle prestazioni occasionali non superi i 5.500 euro e tu non abbia altri redditi se non quelli derivanti dall’abitazione principale (ossia, non hai altro lavoro o rendita al di là della prestazione occasionale) non avrai l’obbligo di dichiarazione dei redditi. Nonostante ciò,ti consigliamo di farla ugualmente, così da poter recuperare la ritenuta d’acconto non dovuta.

Per ulteriori informazioni, leggi l’approfondimento dedicato alla ritenuta d’acconto.

 

Costi contributivi

Come già accennato in precedenza, la prestazione occasionale non prevede obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS a meno che tu non superi i 5.000 euro annui di compenso annuo derivante dal lavoro autonomo occasionale.

In questo caso, dovrai calcolare i contributi solamente sulla parte eccedente e non sul totale guadagnato (se il totale del compenso è di 6.000 euro, i contributi vanno calcolati su 1.000 euro).

Inoltre, i costi contributivi sono ripartiti per 1/3 a carico del lavoratore, quindi a carico tuo, e per 2/3 a carico del committente. Sarà comunque quest’ultimo a dover versare il contributo totale, comprensivo della quota a carico tuo (che sarà così scalata direttamente dal lordo pattuito con te).

Nello specifico, i contributi da versare saranno pari al:

  • 35,03% per soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie per i quali è prevista la contribuzione aggiuntiva Dis-Coll;
  • 33,72% per soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie per i quali non è prevista la contribuzione aggiuntiva Dis-Coll;
  • 24% per soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria.

 

Partita Iva: quando è obbligatoria e quanto costa

Fughiamo immediatamente ogni possibile dubbio a riguardo: non esistono limiti economici oltre i quali è obbligatoria l'apertura della Partita Iva. Anche se spesso si sente dire che devi aprire la Partita Iva se le prestazioni occasionali superano i 5.000 euro, ciò non è affatto vero.

È vero, invece, che potrai avere dei vantaggi a livello fiscale e di contributi previdenziali, ma se volessi continuare a utilizzare contratti di prestazione occasionale potresti continuare a farlo.

L’obbligo di apertura di Partita Iva è invece legato alla tipologia di rapporto lavorativo che si instaura con il committente o i committenti. Sarai obbligato, infatti, quando la collaborazione non è più occasionale e saltuaria, ma diventa abituale e continuativa. Ossia, spiega l’Agenzia delle Entrate, si tratta di prestazioni professionali che si ripetono abitualmente e che necessitano di impegno materiale e intellettuale per essere svolte.

Insomma, non si tratta di “lavoretti” svolti una tantum, ma di impieghi lavorativi veri e propri che portano via gran parte della tua giornata lavorativa.

Approfondiremo il discorso nel capitolo successivo, dedicato all’obbligo di Partita Iva, declinandolo nei casi specifici: quando è obbligatorio aprire Partita Iva per la vendita online, per le attività commerciali e così via.

In caso di apertura di Partita Iva, le modalità di calcolo dei costi da sostenere a livello fiscale e contributivo cambiano in maniera importante. Il calcolo dell’imponibile IRPEF e dei vari scaglioni varia a seconda del regime fiscale scelto (potrai scegliere tra regime forfettario, regime semplificato o regime ordinario), mentre i contributi previdenziali sono calcolati in percentuale all’imponibile IRPEF.

Esamineremo questi argomenti nei capitoli su regimi fiscali e tassazione della Partita Iva.

A questi costi dovrai eventualmente aggiungere le spese legate al supporto di un professionista, che potrà aiutarti ad aprire la Partita Iva, tenere in regola la tua situazione contabile e burocratica (con la fatturazione elettronica, ad esempio) e avvisarti delle varie scadenze fiscali che ti riguardano.

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Prestazione occasionale o Partita Iva: cosa conviene?

Non sai se vale la pena aprire la Partita IVA o sia è più conveniente continuare a utilizzare la prestazione occasionale o il lavoro autonomo occasionale? Per risolvere il dubbio, dovrai valutare diversi fattori.

Prima di tutto, la frequenza con la quale collabori con i vari utilizzatori. Se la collaborazione si protrae nel tempo (fosse anche un solo giorno al mese per tutti i mesi dell’anno), allora non avrai scelta: come accennato, dovrai aprire la Partita IVA.

Se non rientri in questa casistica, sta a te vedere quella più conveniente.Superati i 5.000 euro di compensi annui, ad esempio, la Partita IVA con regime forfettario potrebbe garantirti dei vantaggi a livello fiscale e contributivo. Al di sotto di questa soglia, invece, la prestazione occasionale mantiene intatti tutti i suoi vantaggi (ad esempio, non devi iscriverti alla gestione separata INPS). Entrambi i regimi contrattuali offrono dei vantaggi: sta a te soppesarli e vedere da che parte pende il piatto della bilancia.

I vantaggi della prestazione occasionale:

  • meno adempimenti burocratici sia all'avvio dell'attività lavorativa sia nel proseguo;
  • costi inferiori al di sotto dei 5.000 euro annui;
  • possibilità di avvicinarti al mondo del lavoro a piccoli passi, con l’opportunità di valutare se il mondo della libera professione fa o meno al tuo caso.

I vantaggi della Partita Iva:

  • maggiore regolamentazione del rapporto lavorativo con il committente;
  • costi inferiori al di sopra dei 5.000 euro (a conti fatti, paghi meno tasse);
  • possibilità di accedere a forme di sostegno al reddito nel caso in cui si resti senza lavoro.

Abbiamo terminato l'analisi della prestazione occasionale, in forma di Contratto di Lavoro Occasionale o Lavoro Autonomo Occasionale.

Se non fare ricorso alle forme di lavoro occasionale, avrai l'obbligo di aprire Partita Iva, per svolgere regolarmente le tue attività. Ma cos'è esattamente una Partita Iva? Lo scopriremo nel prossimo capitolo e vedremo nel dettaglio quando deve essere aperta.