La fatturazione elettronica è già qui! Scopri di più

 Capitolo 10

Fatturazione professionisti

Dopo l'apertura della partita iva, uno degli aspetti più spinosi riguarda sicuramente la fatturazione. Andiamo a vedere nel dettaglio in cosa consiste e le diverse tipologie di fattura. 

Autore: Fatture in Cloud

Il lavoro freelance è il sogno di molti perché ti permette di dedicarti a tempo pieno alla tua passione.

Come sempre, ci sono però delle magagne, cioè delle mansioni relative alla tua attività che non ti piaceranno, ma a cui dovrai per forza pensare.

Di cosa stiamo parlando? Della fatturazione!


Ma, tecnicamente, cos’è una fattura?

La fattura è un documento fiscale che deve essere redatto obbligatoriamente dal titolare di partita IVA che vende beni o presta servizi.

Secondo la vigente normativa in materia di IVA, la fattura deve essere emessa entro e non oltre il giorno di effettuazione dell’operazione a cui fa riferimento. Questa regola varia però in base alla prestazione stessa. Trattandosi ad esempio di servizi professionali, l’operazione si ritiene conclusa al versamento del corrispettivo da parte del cliente. Una volta emesso il documento, deve essere inserito nei registri IVA entro 15 giorni. Anche in questo caso vi sono delle eccezioni, in quanto non sono soggetti a tale obbligo i contribuenti minimi e coloro in regime forfettario. Per tali figure è quindi sufficiente emettere fattura con numerazione progressiva e conservarla in formato cartaceo o mediante conservazione sostitutiva.


Quali dati deve contenere una fattura?

I dati che per legge devono essere presenti all’interno della fattura, affinché questa sia valida ai fini fiscali, sono:

  • la denominazione stessa del documento;
  • la data di emissione;
  • il numero progressivo univoco;
  • i dati del venditore e dell’acquirente: ragione sociale, sede legale, partita IVA e codice fiscale;
  • descrizione del prodotto o del servizio;
  • imponibile e ammontare IVA;

Esistono diversi tipi di fattura, ognuna con le proprie peculiarità.

Vediamo come utilizzarle nel modo più appropriato:

  • Fattura immediata o parcella: si ricorre a tale documento ogni qualvolta si verifichi una vendita di beni o servizi e deve essere subito consegnata al cliente in formato cartaceo o elettronico. E’ di normale uso quando non c’è obbligo del documento di accompagnamento della merce.
  • Fattura differita: ampliata anche alla prestazione di servizi oltre che alla cessione di beni, si discosta dalla fattura immediata per quanto riguarda la sua data di emissione rispetto alla consegna dei beni o dal termine dell’erogazione di un servizio e quindi dal loro pagamento. Puoi quindi consegnare beni o prestare servizi nell’arco di un mese ad uno stesso cliente e riepilogare poi il tutto emettendo un singolo documento fiscale.
  • Fattura pro forma o avviso di parcella: è un documento assimilabile alla fattura, ma senza valore fiscale. Può quindi essere tranquillamente modificato in caso di errori, evita il pagamento di tasse prima di aver ricevuto il pagamento del cliente e permette di emettere l’effettiva fattura valida fiscalmente solo dopo la ricezione del pagamento stesso.

E se si sbaglia a emettere fattura?

Può capitare che si possa incappare in errori nell’emissione di una fattura, per evitare di ritrovarsi a pagare odiose sanzioni, devi adottare un comportamento diverso in base all’errore commesso.

Ovviamente parliamo di casi in cui la fattura sia stata già consegnata al cliente, se questo non ancora avviene possiamo tranquillamente limitarci a strapparla e ricompilarla da capo.

Se hai sbagliato importi e relativa IVA devi emettere una nota di variazione in aumento, se hai emesso fattura per un importo inferiore al dovuto; oppure una nota in diminuzione se hai emesso una fattura per importo superiore. Nel primo caso imputi al cliente l’importo mancante ed il residuo IVA non ancora calcolato; nel secondo storni l’importo in eccesso e la relativa IVA già calcolata.

Per tutti gli altri casi estranei a importi ed IVA (errori nell’intestazione, nella data di emissione, partita iva errata ecc.), puoi eseguire le variazioni e re-inviare la fattura corretta al cliente, al quale si farà pervenire segnalazione del problema.

Se però la fattura è stata già registrata o posta in conservazione sostitutiva sarà necessario anche in questo caso procedere con una nota di variazione.

Cosa accade se non apporti le giuste correzioni?

Se non riesci ad apportare le giuste correzioni allora a questo punto incapperai spiacevoli sanzioni, che variano in base al tipo di errore.

Per le inesattezze riguardanti importi e calcoli IVA la multa varia dal 100 al 200% dell’imposta non fatturata partendo da una cifra di base di 516 euro. Se riesci ad apportare la modifica prima della presentazione annuale della dichiarazione IVA la sanzione si riduce al 10% dell’imposta non fatturata partendo da una cifra base di 51,60 euro. Per tutte le altre inesattezze, le multe variano da 258 euro a 2.065 euro. Se però apporti la modifica prima della presentazione annuale della dichiarazione IVA la sanzione si riduce a 25,80 euro.